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A colloquio con... Aurelio Mancuso

Allo scorso Consiglio Nazionale Arcigay ha denunciato: «I diritti delle persone omosessuali sono ciò che può essere sacrificato sull’altare del patto politico-religioso sancito tra il Vaticano e il Governo italiano». Il Segretario nazionale Arcigay tra politica, circoli ricreativi e tesseramento.

di , Pegaso, inverno 2006/07, n. 7, pp. 6-7

All’interno della nostra Associazione cura i rapporti con i Comitati provinciali «che nascono spontanei» e con i Circoli ricreativi (bar, discoteche, saune). Wikipedia lo definisce «un uomo politico italiano», ma Aurelio Mancuso, giornalista freelance, Segretario nazionale di Arcigay, è soprattutto uno che conosce molto bene le 108 realtà territoriali, distribuite in 44 province italiane, che costituiscono «la maggiore associazione gay lesbica nazionale».

«Il nostro obiettivo è: un comitato Arcigay in ogni provincia. Il radicamento più esteso dell’Associazione dovrà contrastare l’isolamento di milioni di omosessuali: vogliamo essere dove lesbiche e gay italiani vivono e lavorano; vogliamo migliorare il rapporto tra Arcigay e i suoi soci, sollecitare un rinnovato impegno di ragazze e ragazzi per essere ancora più forti. La diffusione in tutte le nostre sedi di Pegaso rafforzerà l’aggregazione culturale accanto a quella ludica».

Allo scorso Consiglio Nazionale hai dichiarato: «I diritti delle persone omosessuali sono ciò che può essere sacrificato sull’altare del patto politico-religioso sancito tra il Vaticano e il Governo italiano». È una constatazione molto amara. Cosa ti appassiona di più della politica?
Ho iniziato a far politica all’età di quattordici anni, è stato come innamorarsi di un bel ragazzo. Poi la passione ha lasciato spazio al ragionamento, che deve tener conto delle compatibilità, delle mediazioni, ma faccio ancora fatica a reprimere il mio carattere passionale soprattutto quando avverto che si sta consumando un’ingiustizia. Quando dieci anni fa mi sono avvicinato ad Arcigay, ho scoperto un mondo a me sconosciuto e, per alcuni versi, anche difficile da comprendere. Non mi ero mai impegnato direttamente, anche se avevo amici gay, frequentavo i locali….

«Arcigay lucra sulla clandestinità delle persone omosessuali facendo pagare loro una tessera se desiderano incontrare altri ragazzi nei locali “a tema”»: l’avevi già sentita questa?
È una vecchia storia ma il punto è un altro: se in Italia voglio entrare in un club privé dove ci sono le dark room, è necessario che io sia associato e paghi una reale quota tessera, diversamente, potendo accedervi senza alcun controllo, “consumando in loco”, rischierei di commettere “atti osceni in luogo pubblico”. Tanti club non-Arcigay con dark room sono quindi illegali e non tutelano i propri clienti. Ad Arcigay sono affiliati una settantina di locali – caso unico al mondo – e le quote tessera spettanti al nazionale finanziano la nostra azione politica. Anche grazie alla nostra rete ricreativa veicoliamo campagne di mobilitazione nazionale e sosteniamo economicamente l’organizzazione dei Gay Pride. Stiamo lavorando affinché i Circoli ricreativi affiliati ad Arcigay facciano sempre più parte di una rete di servizi promossi in accordo con la Segreteria nazionale e con i Comitati provinciali.

Dal 1° dicembre 2006 il costo della tessera aumenta di 1 euro ed è fissato a 15 euro annui.
Nell’ultimo Congresso è emersa la necessità di una più equa distribuzione delle risorse economiche: vogliamo finanziare le realtà politiche territoriali nascenti e quelle già esistenti, soprattutto i Comitati che operano in una situazione di oggettivo svantaggio, come al Sud. Allo stesso tempo, il circuito ricreativo Arcigay ha bisogno di strumenti che lo distinguano e lo qualifichino rispetto ad altre proposte commerciali.

Non sarebbe opportuno pubblicare il bilancio Arcigay su www.arcigay.it al fine di “rendere conto” ai soci, in modo trasparente, dell’impiego delle risorse associative e della capacità di raggiungimento degli obiettivi annunciati?
Questa è una questione molto dibattuta in Segreteria nazionale. Ma tutti i soci possono chiedere il bilancio in qualsiasi momento. Sull’opportunità di pubblicare il bilancio su Pegaso c’è un accordo unanime, tant’è che lo pubblicheremo sin dal prossimo numero.

Quando sarà possibile per un visitatore associarsi o semplicemente rinnovare la tessera dal sito dell’Arcigay?
Il tesseramento online è l’obiettivo che ci siamo posti all’ultimo Congresso, è un sistema molto complesso da avviare perché dobbiamo rispettare le norme relative alla privacy. Nei prossimi sei mesi cominceremo la sperimentazione con i primi test; entro un anno e mezzo il tesseramento online sarà una realtà.

Hai mai pensato a una campagna di tesseramento dedicata ad amici e parenti di persone omosessuali per fare in modo che siano loro i primi ad iscriversi all’Arcigay – potrebbe essere uno slogan – “perché mio fratello è gay”, “perché il mio migliore amico è gay” e via dicendo?
Questa è una sollecitazione affascinante, ma ci penseremo più in là: adesso siamo concentrati sui servizi interni da assicurare all’Associazione. Sicuramente la questione della solidarietà familiare è correlata alla visibilità delle persone omosessuali: quando i genitori difendono pubblicamente i propri figli, la comunicazione, anche a livello mediatico, è molto efficace.

Quali sono, attualmente, le priorità di Arcigay?
Essenzialmente due: la prima è quella di offrire un servizio di consulenza legale rivolto agli avvocati dei gestori dei locali, che devono conoscere le leggi a cui sono sottoposti; la seconda è la fornitura gratuita di preservativi nei Comitati provinciali e nei locali: abbiamo calcolato che, per rendere continuativa la distribuzione, dobbiamo acquistare almeno un milione di preservativi ogni anno.

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