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Agedo. Lettera aperta al vescovo di Manfredonia

Perché dunque la chiesa si oppone al benessere di alcune persone, figurando nel frattempo al mondo intero di essere per la pace, contro la discriminazione?

di , Agedo.org, 26 giugno 2004

Si dice che la speranza è l’ultima a morire. Ci sembrava che il momento in cui un giovane omosessuale, con la sua giovane mamma, ha potuto parlare a Natale, in chiesa mostrandosi nella sua “normalità”, fosse di grande apertura.

Ebbene noi genitori con figli o figlie omosessuali e che teniamo alle nostre famiglie, non possiamo più godere della speranza di vedere finalmente riconosciuti i nostri figli, dopo l’ultimo atto discriminatorio della chiesa, con la rimozione di Don Fabrizio Longhi da parroco di Rignano Garganico.

Ci sembrava che il momento in cui un giovane omosessuale, con la sua giovane mamma, ha potuto parlare a Natale, in chiesa, di fronte a tutti, mostrandosi nella sua “normalità”, fosse di grande apertura: la chiesa cattolica aveva finalmente capito che tutti abbiamo diritto all’accoglienza, alla serenità, all’amore, come disse Gesù.

Perché dunque la chiesa si oppone al benessere di alcune persone, figurando nel frattempo al mondo intero di essere per la pace, contro la discriminazione?

L’esclusione dei nostri figli è un puro atto di violenza, è un atto di omofobia censurabile al cospetto di Dio, è discriminazione, è giudicare senza conoscere, è procurare malessere a milioni di persone, anche a quelle che non credono nell’istituzione chiesa perché la vostra voce ha un riverbero potente sulle comunità.

Noi tutti, genitori dell’AGEDO, chiediamo che questo provvedimento venga revocato in nome della giustizia e del coraggio di un sacerdote che vuole applicare i principi del cristianesimo all’umanità intera, non solo a pochi eletti, anche a costo di dovere subire provvedimenti dolorosi.

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