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Addio, Massimo

Ascoltando Massimo Consoli. Il padre del movimento gay italiano ci insegna il sacro valore della comunità, nuova idea di famiglia.

di , Cassero magazine, novembre-dicembre 2005, p. 8

Alle ore 1:50 del 4 novembre, all’età di 61 anni, è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari e di tutta la comunità, Massimo Consoli, padre fondatore del movimento gay in Italia. Ripubblichiamo l’intervista apparsa sul notiziario di Arcigay “Cassero magazine”.

Presenta i suoi libri in tutta Italia. «Tra una chemioterapia e l’altra, 3 libri 3 in un solo giorno» dice. Massimo Consoli è giornalista dal 1975, saggista, autore teatrale. Per molti è il “padre del movimento gay italiano”, anche a motivo del suo particolare carisma. Perché Massimo fa comunità. È un chiacchierone, un amico, un sognatore, un anarchico, un rivoluzionario. Teniamoci caro quest’uomo, infinitamente prezioso. Un vero padre per tutti noi.

Una “comunità” varia. Tanti ci identificano come “comunità dei diversi”. Questa espressione presuppone sempre una normalità e qualcosa che non è “normale” rispetto ad essa. È come se io venissi in qualche modo “tollerato” essendo “diverso”. La tolleranza presuppone una posizione superiore e un’altra subalterna. “Vario”, invece, è un concetto molto più democratico: siamo tutti allo stesso livello. La mia famiglia è una comunità varia i cui componenti non si tollerano, si rispettano.

Famiglia di origine. Ricordi la terrazza? È diventata uno studio con una vetrata che dà su Castel Gandolfo. Da qui guardo la casa di mio fratello, il generale in pensione. Poi c’è mia sorella. Vive col marito e due figli. Viene a trovarmi quasi tutti i giorni. Il rapporto è continuo. Ieri sono andato anche a trovare mia zia.

Una famiglia ecumenica. La mia famiglia è cattolica, mio fratello è ateo. Ma lui è molto più incazzato di me coi cattolici [risate] La moglie è ebrea e anche i figli sono ebrei. Ci sono dei Consoli in America che parlano inglese e sono ebrei. Sono i miei nipoti. Mio figlio è musulmano. La moglie è greco-ortodossa. Io sono pagano. Manca soltanto un buddista in famiglia!

La Chiesa cattolica contro la mia famiglia. Il 22 dicembre del ‘94, giorno del mio compleanno, rilasciai delle dichiarazioni che riportarono molti giornali: “Consoli vuol diventare padre”. Qualcuno scrisse: “Le provocazioni di Consoli…”, ma quale provocazione? Io volevo diventare davvero padre! Il cardinale Ersilio Tonini mi attaccò volgarmente, pesantemente, sul settimanale Epoca. Scrisse una cosa del genere: “Consoli, capo dei gay, immaginate? Un bambino nelle mani di un omosessuale!”.

Padre e nonno sulla soglia dei sessanta. Poi ho adottato Lorenzo, un ragazzo albanese di 20 anni. Si è sposato. Abita con sua moglie nella mia casa. Hanno avuto un figlio: Massimo II. Sono padre e nonno nonostante i traditori dell’umanità: quelli che mangiano l’erba Rutella, i traditori di se stessi, quelli che si vendono alla Chiesa per potere. Volevano impedirmi di realizzare un sogno.

Adozioni. Ci ripetono, continuamente, che il bambino ha bisogno dell’immagine maschile e femminile: ma che c’entra il padre e la madre? In qualsiasi comunità c’è questa figura ma non c’è bisogno di dormirci assieme! Purtroppo l’omosessualità non è ancora compresa dagli stessi gay. Si parla, errando, di comportamenti. Eppure quando ho cominciato a capire che c’era qualcosa di “vario” in me, ho iniziato a studiare, a comprare giornali, a informarmi. La verità è a portata di tutti, mai come oggi. Basta andarsela a cercare.

Famiglie omosessuali vs famiglie gay. È in corso una lotta epocale, a livello universale, tra due comunità: gli omosessuali, cioè la Chiesa cattolica, e i gay. I gay sono quelli coscienti e orgogliosi della propria essenza e natura. Gli omosessuali sono quelli che soffrono per la loro condizione, “quelli che non si accettano”, ma sarebbe meglio dire “quelli che non si amano”.

Famiglia “tradizionale”. Quando il Papa dice che bisogna tornare alla famiglia tradizionale, sono d’accordo con lui! Io però intendo la famiglia stabilita dalla tradizione antropologica: i maschi tutti da una parte, le femmine dall’altra! [risate]

Sotto l’albero una famiglia particolare. Il mio è un presepe speciale. Il risultato di anni di studio alla scoperta di civiltà pre-indoeuropee e delle loro tradizioni. Molte Madonne, tanti Giuseppe. Due culle che attendono i Messia: Aronne, autorità spirituale, e Davide, autorità temporale. La comunità di Gesù, la famiglia di Gesù, era tutta maschile e ha prodotto due Messia.

Gay House: l’associazione vissuta come famiglia. Credo che nel ‘78, quando è nata, sia stata veramente la prima forma di associazionismo gay in Italia. Una famiglia straordinaria. Perché noi ci vivevamo, nella Gay House. Ci dormivamo anche. Un tipo ci disse: “Ho capito, non avete casa”. Non era così e io avevo una casa. Ma c’eravamo stretti intorno a un progetto comune, a un ideale comune.

Per me “famiglia” è comunione d’affetti. Ho amato Dario Bellezza, Anselmo Cadelli, Amerigo Marras. Vivevamo insieme. Amori fortissimi, durati circa trent’anni. In contemporanea, chiaro, non ho novant’anni! Con loro non ho mai fatto sesso, né ho avuto il desiderio di farlo. Il sesso è importante… per chi ne ha voglia!

Racconto il mio cancro alla mia famiglia. Se penso al Natale dell’anno scorso, penso a Londra. I medici mi dissero che non avrei passato febbraio-marzo a causa del tumore. L’ho raccontato a tutti, “in diretta”, [ride], tramite mailinglist. Per me è liberatorio. Adesso ho interrotto le chemio, mi sto riprendendo. Negli anni ho incontrato persone che hanno avuto l’Aids ma non l’hanno detto. Hanno tenuto tutto dentro.

La mia eredità, il mio testamento. Qualcuno mi dice: “Scrivevi tanto di comunità che ti sei fatto la tua comunità”. Quando penso a quello che lascerò, all’eredità spirituale, penso alla mia famiglia, alla mia comunità. Dico ai giovani: “Pensateci voi alla mia famiglia, pensateci voi quando non ci sarò più, perché la nostra è una sacra famiglia!”.

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In difesa di Oscar Wilde
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