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David Kato Kisule

L’attivista per i diritti glbt che aveva denunciato a livello internazionale la persecuzione degli omosessuali in Uganda è stato assassinato in modo atroce il 26 gennaio scorso. Grande sdegno nel mondo con la speranza che non sia stata un’altra morte inutile.

di , Pride, marzo 2011, p. 6

Due mesi fa avevamo raccolto il suo Sos da Kampala (v. Pride n. 139). David Kato Kisule, attivista gay ugandese di Sexual Minorities Uganda (Smug), era costretto a vivere in clandestinità dopo che un giornale aveva pubblicato in copertina la sua foto e il suo indirizzo per esporlo al pubblico ludibrio. Ritenevamo che questa clandestinità fosse già un prezzo insopportabile per David, come per ognuno di noi, ma non sapevamo che il peggio dovesse ancora arrivare.

La notizia del suo assassinio il 26 gennaio ci ha sorpresi e impressionati (anche se non c’erano ragioni per stare tranquilli) soprattutto rileggendo le sue parole: “Ho deciso di vivere in Uganda e di restarci per lottare contro questa omofobia in prima linea e per proteggere gay e lesbiche in Uganda”.

In Uganda l’omosessualità è illegale e punita con il carcere. In un paese in cui esiste un ministero dell’etica e dell’integrità pende ancora, come una spada di Damocle, una proposta di legge per inasprire le pene di chi commette atti “contronatura”.

“Come posso dare speranza a un giovane gay ugandese se lascio il paese?” aveva confidato David Kato a Elio Polizzotto, membro dell’associazione Non c’è pace senza giustizia, che lo ha riferito dal palco del Teatro Valle di Roma durante una commemorazione-ricordo organizzata il 12 febbraio dall’associazione radicale Certi diritti e dalla Compagnia del Teatro dell’Elfo.

In questa occasione, a rompere il silenzio delle istituzioni italiane sulla vicenda, è intervenuta Emma Bonino, vicepresidente del senato, a cui abbiamo chiesto le ragioni di questo silenzio. “Secondo me intanto tutta la politica italiana in modo ombelicale è incentrata su altro. Poi si pensa che tutto questo sia un po’ esotico, cose che avvengono da un’altra parte… Penso persino che qualcuno abbia nel retropensiero: ‘Ma magari se l’è andata a cercare’. Tutte queste cose sono così difficili da superare”. Qualche retropensiero l’ha mostrato certamente la polizia ugandese, dichiarando che “la sua omosessualità durante le investigazioni preliminari non è stata considerata come centrale. Al momento pensiamo che il movente più probabile sia un furto”.

Da brividi le parole di Giles Muhame, direttore del tabloid ugandese Rolling Stone a cui la magistratura aveva vietato l’outing a mezzo stampa: “Se è stato ucciso, questo è sbagliato e preghiamo per la sua anima. C’è molta criminalità, e potrebbe essere che non sia stato ucciso perché gay. Vogliamo che il governo impicchi le persone che promuovono l’omosessualità, non che l’opinione pubblica li attacchi. Abbiamo detto che devono essere impiccati, non lapidati o attaccati”.

Negli Stati Uniti il barbaro omicidio di David Kato è stato ricordato dal presidente Barack Obama, che ha riconosciuto all’attivista ugandese “un tremendo coraggio nel parlare apertamente contro l’odio”. Kato, ha aggiunto Obama, “è stato un potente sostenitore della giustizia e della libertà. La mia amministrazione continuerà a sostenere con forza i diritti umani e le persone glbt all’estero”. Anche il segretario di stato Hillary Clinton ha personalmente deplorato l’omicidio rivolgendosi “ai giovani e agli attivisti come David, che cercano di costruire un futuro migliore, più sicuro per le loro comunità. Voglio che sappiano che l’America è con loro e che le loro idee e il loro impegno sono indispensabili per raggiungere quel progresso che tutti noi ricerchiamo”.

Tra le reazioni in Europa, da segnalare quanto dichiarato dal presidente del parlamento europeo, Jerzy Buzek, che si è rivolto “alle autorità ugandesi affinché non approvino la nuova legislazione anti-omosessuale e rivedano quella esistente in modo da depenalizzare l’omosessualità”.

A uccidere David a martellate, secondo la ricostruzione della polizia ugandese, sarebbe stato il ventiduenne Enock Nsubuga, reo confesso. Enock viveva insieme a Kato e sarebbe stato lo stesso Kato a farlo uscire di prigione (dove era condannato per furto) e portarlo a casa con sé. Ma la ricostruzione dell’assassinio è piena di condizionali e le versioni sulle ragioni che avrebbero spinto Enock a togliergli la vita sembrano solo fumo negli occhi per salvare la faccia del paese e per delegittimare la battaglia di David Kato.

Una battaglia che in Uganda continua grazie alla tenacia di Frank Mugisha, Val Kalende, Pepe Julian e gli altri attivisti di Sexual Minorities Uganda. In una lettera aperta inviata al movimento glbt e alle associazioni umanitarie internazionali, Smug invita a scrivere lettere al governo ugandese (info: justicefordavidkato@gmail.com) per chiedere di portare avanti una completa e chiara indagine sull’assassinio di David, assicurare che i componenti della comunità lgbt ugandese abbiano adeguata protezione dalla violenza e continuare a denunciare pubblicamente gli evangelici conservatori statunitensi che diffondono omofobia in Uganda.

Tutto è iniziato infatti un anno fa, nel marzo del 2010, quando tre fondamentalisti evangelici americani, tennero una serie di conferenze nella capitale ugandese sui “segreti piani” degli omosessuali per distruggere la società tradizionale. Un mese dopo, un allora sconosciuto politico ugandese presentò una proposta di legge per inasprire le sanzioni (fino alla pena capitale) per il già esistente reato di omosessualità. Solo le pressioni internazionali hanno spinto il governo ugandese a temporeggiare e ad annacquare il testo in discussione in parlamento. Ma non sono bastate a salvare la vita di David Kato.

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