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Teoria e pratica della disinformazione. Bigottismo a comando

Fase numero uno: esporre fatti parziali, con ammiccamenti tendenziosi. Fase due: la politica. E che politica verrebbe da dire.

di , Unico, 13 febbraio 2011

La questione è di quelle stucchevoli e senza speranza. Un coro di scudi si è levato alla notizia che la Commissione Pari Opportunità del Comune di Battipaglia ha calendarizzato tra le attività per l’anno 2011 una rassegna, “Liberi tutti”, dedicata a tematiche attinenti all’omosessualità e alla transessualità. La rassegna prevede tre presentazioni di libri e la realizzazione di un dvd e di un manifesto in occasione della Giornata internazionale contro l’Omofobia.

Ma come denunciare la cosa senza cadere nella trappola del politicamente scorretto o dell’onta omofobica?

Molti i metodi possibili. Così, in pochi giorni se ne sono sperimentati diversi: lo spreco di denari pubblici, il conflitto di interessi, la scarsa rilevanza della “questione”, l’offesa alla famiglia tradizionale, infine l’aumento della tassa sulla spazzatura.

Ad aprire le danze un noto quotidiano di informazione locale col suo corrispondente, che sventolando un “conflitto di interesse” – il progetto è a cura di Pasquale Quaranta, membro CPO e curatore di uno dei libri che saranno presentati – nel Paese di Berlusconi riguardo alla delibera di Giunta incriminata, parla prima di 4mila euro di finanziamento comunale alla rassegna, poi scende a 1.600 euro dal Comune più 2.400 dalla Provincia, infine omette di dire che il progetto è stato “proposto” alla Provincia per il tramite di un bando dedicato a queste attività, e non è detto dunque che venga finanziato. Si perfeziona così la fase numero uno: esporre fatti parziali, con ammiccamenti tendenziosi.

Fase due, la politica. E che politica verrebbe da dire. Si solleva il partito notoriamente difensore della moralità e del familismo (amorale?): il Pdl. Il partito che come si sa fa delle seratine di Arcore luogo principe delle decisioni circa l’agenda politica del governo (tra un bunga-bunga con minorenni e festini “dove succede di tutto, e per tutti i gusti”, come ha riferito pubblicamente l’avvocato Taormina). In “difesa dei valori della famiglia tradizionale”, si è scagliato infatti Giuseppe Provenza, capogruppo Pdl, che si è detto – in una nota stampa ripresa da Il Mattino – «imbarazzato e sconcertato» per la notizia. «Non si tratta, badate bene, di discriminazione – spiega Provenza – ma in un momento come l’attuale in cui le famiglie tradizionali soffrono gravemente la crisi economica ed anche quella dei valori, mi sarebbe sembrato più opportuno utilizzare il danaro pubblico per iniziative a loro favore, magari evitando i tagli alle spese sociali.» Quindi, una questione che vorrebbe sembrare economica, letta tra le righe, diventa di opportunità. Non sarebbe opportuno, secondo Provenza, parlare di certe cose, ma si badi, solo perché, come egli stesso dice, la questione è «di nicchia».

Ma se la “nicchia” in questione è un gruppo di persone – più o meno vasto che sia– la questione diventa di democrazia. Provenza, che nella vita fa l’avvocato, in quanto tale sa bene (lo diamo per scontato) che la salute di una democrazia si misura sulla “condizione” delle minoranze. Lo afferma anche Martina Castellana, transessuale, medico dirigente dell’Asl e vicepresidente della Commissione provinciale sulle Pari Opportunità, peraltro candidata alle scorse elezioni provinciali proprio tra le fila del Pdl: «Siamo alle solite: si parte dichiarando la propria apertura mentale e poi si continua con un “però”. Anche le persone appartenenti al mondo LGBT soffrono, anzi la loro sofferenza non è solo sociale o economica, ma anche personale e familiare per atteggiamenti discriminatori che colpiscono quelle persone già in giovane età. Inoltre, i valori cristiani non sono valori discriminatori, tutti infatti sono invitati alla Mensa del Signore». Detto da lei, Amen.

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