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Gay.tv e la community

Contributo alla tesi di Pasquale Quaranta su “La cultura gay online: il caso italiano”, A.A. 2005/2006, Università degli Studi di Salerno.

di , www.p40.it, 11 dicembre 2006

Penso che Internet sia la piattaforma di liberazione per le persone omosessuali. Il potere divulgativo della Rete non ha eguali. Avendo vissuto sulla mia pelle, come ogni omosessuale, il senso di solitudine assoluto dei miei 13 o 14 anni, quando Internet non c’era, mi è sembrato un miracolo poter mettere al servizio di altre persone GLBT le mie competenze (lavoro su Internet da dieci anni, da molto prima che mi occupassi di Gay.tv).

Quando mi sono ritrovato a lavorare per Gay.tv, l’editore mi ha dato carta bianca e io ho scelto di impostare il sito sul concetto della partecipazione della comunità. Gli utenti man mano sono diventati così partecipativi da decretare forme e direzioni di alcune scelte editoriali.

Il sito è partito nel 2002 con un’idea di presentazione della tv: palinsesto, programmi, volti della televisione. Ma io ho insistito perché avesse anche una sua autonomia, progettando due piattaforme incrociate, quella del magazine e quella della community. Le due “colonne” del progetto si sono fatte forza a vicenda e così gli utenti della community hanno cominciato ad affezionarsi al magazine e viceversa.

Oggi il sito è popolarissimo, riceviamo decine di e-mail al giorno di ringraziamento, alcune e-mail sono addirittura toccanti, come quelle di chi ringrazia per aver trovato il fidanzato o per aver deciso, dopo aver letto un nostro articolo, di parlare con i suoi e fare coming out.

Il sito di Gay.tv oggi ha 15.000 visitatori unici di media al giorno, circa 300.000 di media al mese e fa 20 milioni di pagine viste mensilmente (dati certificati Nielsen). Quasi l’80% dei frequentatori della community ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Il concetto che ho cercato personalmente di spingere è proprio quello della “liberazione”. Non vorrei esagerare con i termini, ma di fatti di questo si tratta. La visibilità attraverso la pubblicazione della foto del proprio volto sul profilo della community è la chiave di volta. Così nei processi di iscrizione e di pubblicazione foto abbiamo inserito messaggi che consigliano di darsi visibilità, di darsi un volto. Inoltre il sistema consente al redattore di “bollare” gli utenti che hanno foto del viso come utenti da spingere di più nelle ricerche, da mettere in cima alle liste. Insomma chi mostra il viso, viene premiato, chi preferisce restare senza un volto viene lasciato indietro.

Rigorosa è stata anche la scelta di non dare spazio alle nudità e agli approcci esplicitamente sessuali nelle foto. Non siamo bacchettoni e di fatti cerchiamo di far capire che secondo noi il sesso è una cosa bellissima e di cui non ci si deve assolutamente vergognare, ma semplicemente che non è l’unica modalità di approccio. Tutte le community concorrenti ci hanno seguito in questo, ma diciamo che più che altro hanno seguito le esigenze del popolo gay della Rete che, se nei primi anni la utilizzava solamente al fine di “cucco” (dating), oggi utilizza le community per conoscersi, farsi degli amici, stabilire e coltivare contatti e non ultimo, ovviamente, trovare persone con cui uscire e stabilire relazioni di vario genere, comprese quelle di natura puramente sessuale.

Credo che siamo stati in grado di proporre un sito più fresco, più aperto ai giovani, lontano dagli apparati dei partiti e della associazioni, un sito decisamente più libero. Onore all’editore che mi ha dato carta bianca anche sui contenuti.

Politicamente siamo stati irremovibili nel criticare tutti gli schieramenti politici. La critica maggiore che muovo a me e all’editore è di non aver ancora sfruttato commercialmente l’enorme mole di utenza fidelizzata.

Trattare l’argomento identità di genere è stata una cosa che ho voluto fortemente per due ragioni. Una è che è inammissibile continuare a lasciare ultime tra le ultime le persone transessuali, fatte spesso oggetto di palesi discriminazioni anche all’interno della stessa comunità GLBT. L’altra è che, a mio avviso, parlare, spiegare, seguire, raccontare fatti, storie, percorsi di transizione delle persone transgender sia culturalmente arricchente per la comunità, perché rafforza un concetto di apertura al relativo. Le persone transgender sono i nostri eroi contro i fanatismi e gli assolutismi, sono la punta di diamante di una cultura che metta al centro l’individuo, i suoi diritti, la sua dignità e la parità di accesso alle opportunità. È un percorso lento, lentissimo. Ma io ci credo.

Il contributo della cultura gay a quella generalista non saprei quale sia. Non saprei sinceramente definire né l’una, né l’altra. Posso azzardare a definire un contributo delle persone GLBT alla nostra società. È il contributo arricchente di una diversità che non va negata. All’orizzonte io vedo un rischio omologazione che, questo sì, è generalista.

Mi piacerebbe che, mentre si combatte per la piena equiparazione del matrimonio e si cercano gli strumenti per ottenerla, ci fosse anche al contempo, proprio tra le persone omosessuali, una seria discussione da “esterni” sulla crisi irreversibile del modello matrimonio e sulla necessità di stimolare la società a valutare e incoraggiare nuove forme di aggregazione, nuovi nuclei. Non dico che si debba tornare alle “comuni”, ma certo è che nessuno più dei gay conosce il significato profondo di avere amici carissimi, gruppi di interesse, lobby se necessarie. Forse da noi può arrivare questa spinta culturale critica nei confronti di modelli arcaici e al contempo la proposta di nuove forme relazionali in grado di difendere i singoli individui dall’assalto delle crisi economiche, dei welfare allo sfascio, delle corporation dei consumi. E di una cosa sono certo: Internet è la piattaforma più idonea ad ospitare nuove aggregazioni.

Riceviamo dal sito molte critiche, ma anche molti complimenti e soprattutto, come detto, tanti ringraziamenti. La cosa più curiosa è la frequenza con cui ci scrivono persone dai paesi arabi. Arrivano anche richieste di aiuto, sulle quali di solito interveniamo di rado e piuttosto consigliamo alcuni centri e telefoni a cui rivolgersi. Qualche mese fa ho aiutato un gruppo di amici a far venire a galla la verità sul suicidio di un adolescente. La famiglia aveva nascosto il vero motivo e cioè il rifiuto dei genitori di accettare il figlio gay, che si è sparato. Tutto partì da un’e-mail che mi scrisse un caro amico del ragazzo. Mi tornano i brividi a pensarci e mi torna anche la rabbia necessaria per continuare a fare questo mestiere.

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Immagini dell'articolo:

Giuliano Federico © gay.tv
Giuliano Federico © gay.tv
Copertina Tesi © p40.it
Tesi A.A. 2005/2006

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