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Il paese difende il parroco: giusto affidare l'omelia a un gay

A Rignano Garganico (Foggia) giovani e anziani si schierano con il giovane omosessuale: «È la voce degli emarginati».

di , Corriere della Sera, 28 dicembre 2003, p. 16

RIGNANO GARGANICO (Foggia) – Alza le spalle don Fabrizio, stretto nel suo maglione che anche oggi gli fa da tonaca: «Non vorrei parlare io, è Pasquale il protagonista di questa vicenda e con lui tutta la comunità, la mia comunità, la nostra». E Pasquale lo accontenta, come tutta la comunità di Rignano Garganico del resto: non si parla d’altro da due giorni. Di quell’omelia della notte di Natale: nella chiesa madre di Santissima Maria Assunta quest’anno l’omelia l’ha letta Pasquale Quaranta, omosessuale di 20 anni. È arrivato in trasferta da Battipaglia con la mamma Adelaide per commuovere i fedeli di Rignano col suo dilemma di essere gay e credente, emarginato dalla nostra Chiesa. È tornato a Battipaglia e non ha ancora smesso di raccontare la sua esperienza, a tutto il Web, a tutto il mondo.

«L’ho invitato io a venire qui, ho trovato la sua storia su Internet. Mi sembrava una testimonianza importante: gli omosessuali faticano a trovare spazio nella Chiesa». E allora ci ha pensato don Fabrizio Longhi a dargli un piccolo spazio, a lui, come fece per l’imam di Roma lo scorso Natale, come per le donne che lavorano con le prostitute vittime della tratta. «Non ho mai letto l’omelia di Natale da quando sono qui, ho sempre lasciato la parola per testimonianze importanti di vita», spiega don Fabrizio. Ed è buffo sentirlo parlare con quel suo accento bergamasco che ha attraversato indenne i 12 anni passati qui a Rignano Garganico, duemila anime nel cuore del Parco del Gargano, pochi chilometri da San Giovanni Rotondo, patria di Padre Pio.

Duemila anime e quattro chiese in questo paesino dove la storia di Peppone e don Camillo sembra andare al contrario: qui giunta civica spostata a sinistra e abitanti si stringono in difesa del parroco. Mario Pontonio, muratore, dichiaratamente ateo: «Non ci vado a messa, ma non c’è bisogno di andarci per essere d’accordo con don Fabrizio». Raffaella Vigilante, liceale, 18 anni: «Non capisco il problema: don Fabrizio ci ha fatto conoscere una situazione della quale non sapevamo nulla. È fondamentale per noi. Parlo io, ma tutti i ragazzi del paese la pensano così, lo so».

Anche dalle donne dell’Azione Cattolica si leva un coro in difesa del giovane parroco dall’aria mite e gli occhi brillanti: «La sua missione è dar voce agli emarginati. E gli omosessuali, purtroppo, lo sono dentro la Chiesa», dice Grazia Del Vecchio, e con lei annuiscono Marta e Antonietta, prima della riunione nella sala sotto la parrocchia. Teresina, la donna più anziana della parrocchia del Carmine, alza gli occhi al cielo quando parla di don Fabrizio: «Che Gesù ce lo conservi».

Ha paura Teresina. Perché la verità è che la vita di don Fabrizio non è tutta rose e fiori in questo paesino che vive di pascolo e lavori artigianali spesso precari e improvvisati. Per ben due volte l’auto di don Fabrizio è stata data alle fiamme. Più volte qualcuno ha denunciato alla Curia il suo operato di frontiera. Don Fabrizio è coordinatore regionale della Cnca, comunità nazionale dove lavorano don Vinicio Albanese e don Luigi Ciotti: non tutti nella Chiesa la pensano allo stesso modo.

L’omelia gay non ha avuto conseguenze, ancora. Il vescovo di San Severo, Michele Seccia, non ne aveva saputo nulla, prima. «Mi aspetto qualche reazione, probabilmente», dice don Fabrizio e allunga il passo. La funzione nella chiesa di San Rocco non può attendere.

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don Fabrizio Longhi, parroco di Maria Santissima Assunta a Rignano Garganico, 25 dic 2003 (diocesi di San Severo, Foggia) © p40.it

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