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Intervista a don Franco Fedullo e a Gianni De Martino

di , Oltrenews.it, 2 febbraio 2005

In merito alla presentazione del libro “L’uomo che Gesù amava”, don Franco Fedullo, presidente della Caritas salernitana, ha precisato la sua opinione.

Secondo lei sono fondate le polemiche suscitate dalla presentazione del libro “L’uomo che Gesù amava” di Gianni De Martino?
«Le polemiche sono relative al patrocinio morale che il Comune di Salerno ha inteso concedere all’opera e alla presentazione dell’opera. Si apre un ragionamento, cioè quali caratteristiche particolarmente positive abbia questo libro per meritare il patrocinio di un ente pubblico. Quindi è chiaro che il nostro ragionamento non riguarda la libertà di presentare o pubblicare qualsiasi libro uno voglia fare, il problema è se questa opera ha dei meriti particolari tanto da ricevere il patrocinio morale di un comune di media grandezza come è la città di Salerno. Il ragionamento che noi abbiamo fatto è fondato sui seguenti punti: affermare o lasciare intendere che vi sia un rapporto omosessuale tra Nostro Signore e l’apostolo Giovanni è un falso storico di tutta evidenza. Ci sono moltissimi motivi per dimostrarlo, il più semplice anche per chi non ha competenza specifica sulla materia è che avendo i potenti dell’epoca, quindi farisei, sinedrio, eccetera, deciso di uccidere Gesù, se ci fosse stata la possibilità di indicarlo come omosessuale, lo avrebbero ucciso con maggiore facilità rispetto a tutto il processo falso che hanno dovuto costruire. Perché le cose all’epoca andavano così, aggiungo – andavano male – ma andavano così. Quindi si tratta di un falso storico. Allora utilizzare un falso storico per sostenere l’ideologia gay, mi sembra un’ operazione non nobile. Secondo argomento: Gesù è la figura più straordinaria della storia, utilizzare e strumentalizzare, cioè rendere strumento di una ideologia, specificamente quella gay, la figura più nobile della storia è una cosa che non va bene. Di conseguenza poiché la presentazione tende a utilizzare Gesù mediante un falso storico mi sembra un’operazione culturalmente ignobile e di conseguenza non meriterebbe il patrocinio morale del Comune».

Lei crede che fosse questa l’intenzione dell’autore? Magari è semplicemente un saggio che non giustificava i tono accesi adoperati.
«Io assolutamente non dico nulla sull’autore, nel senso che ritengo che chiunque abbia il diritto di fare ricerche e avanzare ipotesi assumendosi la responsabilità di ciò che scrive e di ciò che propone e anche degli studi che fa. Il nostro problema è se un’opera del genere fondata su un falso storico e sulla strumentalizzazione di una nobile figura meriti il patrocinio morale di una grande città, tutto qui. Per il resto chiunque può scrivere, io credo nella libertà di espressione e di ricerca».

Quindi lei come valuta i toni accesi e offensivi utilizzati nei confronti degli omosessuali da parte di altri?
«Io non ho letto di questi toni».

Si è parlato di Sodoma su alcuni giornali locali…
«Dunque, io non ho letto di questo, il problema è che il patrocinio morale della città deve andare a delle opere e iniziative che abbiano un particolare spessore. Poiché questa opera e questa iniziativa è finalizzata al sostegno di una ideologia, utilizzando un falso storico e strumentalizzando un’altissima figura come quella di Gesù, non meritava il patrocinio, non entro proprio nell’argomento, volutamente».


“L’uomo che Gesù amava”: dopo le polemiche la parola all’autore

“L’uomo che Gesù amava”, saggio che approfondisce il tema della sessualità di Gesù ha suscitato non poche polemiche durante la sua presentazione a Salerno, a causa dell’argomento delicato affrontato dall’autore, l’antropologo Gianni De Martino. Molti hanno gridato allo scandalo senza aver letto il libro, per questo abbiamo chiesto all’autore di presentare la pubblicazione, al di là delle strumentalizzazioni.

In che modo è tratteggiata la figura di Gesù nel suo libro? Qual è la storia narrata?
«Il libro è un saggio, non un romanzo, prendo spunto da un libro di Jennings uscito negli Stati Uniti, per interrogarmi sulla sessualità di Gesù. Questo interrogativo ha percorso tutta la storia da duemila anni a questa parte, ci si è sempre chiesti che sessualità avesse Gesù. Di questo si è occupata la Chiesa, se ne sono occupati i pittori, i poeti, i filosofi, i teologi. Però non si è arrivati a nessuna conclusione, perché i Vangeli non sono biografie, non sono come le biografie antiche, ma sono un messaggio religioso, che mettono in intrigo un personaggio che si chiama Gesù. E non ci sono notizie certe, non sappiamo niente: è morto a 33 anni, non sappiamo se era sposato oppure no, se aveva delle relazioni coniugali, si è parlato di Maria Maddalena, c’è stato anche un film su questo…»

Si tratta di vangeli apocrifi…
«… tutte queste sono congetture, non c’è niente di storicamente accertabile sulla sessualità di Gesù. Però il lettore, sia dei Vangeli che dei vangeli apocrifi ha il diritto di reagire al testo e di dire “se non era sposato, forse aveva un’amante”, è legittimo interrogarsi su questo. Ma ci tengo a dire che il libro va letto, non va strumentalizzato fermandosi al solo titolo. Occorre essere chiari e dire che sulla sessualità di Gesù non sappiamo nulla. È certo che era un maschio ebreo del suo tempo e inoltre che il suo coraggio consisteva nell’essere tenero. Immaginiamo quell’epoca maschilista, quella visione farisaica delle cose, della religione, con rapporti uomo-donna patriarcali. Eppure Gesù è amico delle donne. Ci sono tanti episodi di tenerezza verso le donne che testimoniano il coraggio di essere teneri, è un atteggiamento virile. Poi c’è un altro episodio, lui salva il pais di un centurione, il pais è parola greca che significa ragazzo. Le armate dei romani avevano gli schiavetti, Gesù non si interroga sulla natura sessuale del rapporto tra il centurione e lo schiavetto, lo salva. Non era uno che si faceva problemi di questo genere, anche perché la sessualità è un concetto moderno nato nell’Ottocento . Non è un messaggio moralistico il suo».

Lei dunque si interroga in base a delle osservazioni fatte su un semplice studio del Vangelo…
«In base a quello che si è scritto e in base alla reazione che un lettore può avere di fronte a un testo enigmatico come il Vangelo».

Quindi fa una sua interpretazione…
«Non faccio una mia interpretazione, riporto solo le reazioni che un lettore può avere. Io, come lettore, leggo i Vangeli e mi interrogo su che genere di vita sessuale avesse Gesù se non era sposato, senza però concludere niente di storicamente accertabile: posso solo dire che è una possibilità quella di Maria Maddalena, però è possibile, non è vero; che avesse un amico del cuore, S. Giovanni o forse Lazzaro , è possibile, ma noi non lo sappiamo, sono delle possibilità, ma nulla di storicamente valido. Non abbiamo bisogno né di un Gesù gay, né di un Gesù eterosessuale, né di un Gesù asessuato, ma abbiamo bisogno del Gesù risorto, che non è né uomo, né donna, né ebreo, né greco, né cristiano, né new age, non è iscritto alla Caritas salernitana, non è iscritto ad AN, non è iscritto all’Arcigay. Occorre salvaguardare il valore universale del Cristo, è questo il Cristo della fede».

Che cosa ne pensa delle polemiche suscitate dalla presentazione del suo libro?
«A me pare che sia un fatto di strumentalizzazione politica, l’intento del mio libro è quello di riportare ogni cosa, dopo avere esercitato liberamente, responsabilmente, criticamente, come antropologo, psicologo, scrittore, il diritto di andare sui limiti dell’ovvio che ci costituisce, intendendo riportare tutto a Cristo e agli insegnamenti della Chiesa cattolica, che è una. Anche se non condivido alcune posizioni ufficiali in materia di morale sessuale, trovo ingiusto voler negare alla Chiesa ogni sapere sul bene. Su questa polemica si sbagliano sia da una parte che dall’altra, non approvo l’uso strumentale e nichilista del mio libro, che da una parte è strumentalizzato in chiave ferocemente politica, dall’altro per puntare il dito contro la Chiesa negandole ogni sapere sul bene, usando Cristo, indipendentemente se ci si crede o no, soltanto per rafforzarsi nei propri pregiudizi. Non ho scritto per il potere, non ho neanche scritto per il ribelle, però non ho neanche scritto per essere strumentalizzato senza essere letto e punito dai politici e dai farisei locali. AN è partita al galoppo, accusando il libro di essere delirante e poi trasformando la città di Salerno in una Sodoma arcaica e allucinata, in nome della follia della normalità. Altra cosa sono anche i toni di alcuni dirigenti della Caritas salernitana, che invocano punizioni indegne di una città civile come Salerno nel XXI secolo. A me dispiace tutto questo, perché sono originario di Angri, e mi legano a Salerno care memorie».

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Gianni De Martino
Gianni De Martino © p40.it
L’uomo che Gesù amava
Gianni De Martino, L’uomo che Gesù amava, Fabio Croce Editore 2004.
The man Jesus loved
The man Jesus loved © amazon.com

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