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Gay, la biblioteca ritrovata. Gnerre: "Letteratura è utopia di un futuro diverso"

Da Edmund White a David Leavitt, da Alan Hollinghurst a Michael Cunningham: esce in Italia una guida alla letteratura omosessuale. L’autore, Francesco Gnerre, è un intellettuale simbolo degli studi Lgbt nel nostro Paese

di , Repubblica.it, 13 ottobre 2015

Una tradizione culturale gay in Italia esiste da sempre, ma non trova legittimazione nei libri di storia e nella critica letteraria. Una guida ragionata prova ora a farne una prima sistemazione presentando le opere di autori italiani o tradotte in italiano: da Renaud Camus a Gianni Farinetti, da John Rechy a Walter Siti (La biblioteca ritrovata. Percorsi di lettura gay nel mondo contemporaneo, Rogas edizioni).

L’autore è Francesco Gnerre, tra i maggiori esperti di letteratura omosessuale, curatore per oltre 30 anni della rubrica dei libri sulle riviste storiche del movimento gay, da “Babilonia” a “Pride”. Dantista, critico letterario e già docente di Teoria della letteratura all’università di Roma Tor Vergata, Gnerre ha raccolto nella sua biblioteca ideale opere saggistiche, inchieste giornalistiche ma soprattutto testi letterari in cui l’amore tra uomini è il tema dominante. Ne esce fuori un quadro ricco e variegato dell’immaginario gay contemporaneo.

Professor Gnerre, possiamo definire la sua Biblioteca ritrovata una sorta di biblioteca ideale?
Sono libri che mi sarebbe piaciuto leggere e che adesso penso sia utile consigliare. Quando ero giovane, non esistevano. Una legittimazione dell’amore tra persone dello stesso sesso me la dovevo cercare nei Dialoghi di Platone, nei lirici greci, nei Sonetti di Shakespeare o di Michelangelo. L’omosessualità “moderna” non esisteva.

In più di trent’anni di libri ne avrà letti tanti, in che modo ha selezionato questi testi?
Ho tralasciato quelle letture più legate a un particolare momento storico e ho scelto quelle che, a mio avviso, hanno ancora molto da dire. Poi ho cercato di individuare alcuni percorsi importanti oggi anche per recuperare una memoria storica. Penso al passaggio dai castighi di un tempo alla ricerca di nuove libertà, all’emergere di voci di giovani che da oggetto di desiderio diventano protagonisti di diritti.

Ha ancora senso oggi parlare di letteratura gay?
Non sono un nostalgico. Ma chi pensa che una militanza gay non abbia più motivo di esistere si sbaglia. La condizione gay non è stata ancora metabolizzata. Mancano i diritti e la realtà gay resta in larga parte clandestina. Un ragazzo che scopre di essere omosessuale non ha punti di riferimento che gli consentano di vivere con serenità il suo orientamento. Qualora ce ne fosse bisogno, i drammatici suicidi di giovani gay sono lì a dimostrarlo.

La letteratura può essere uno strumento di lotta ai pregiudizi?
La letteratura non ha alcun fine e non è uno strumento di lotta. Presenta delle storie e quindi trasmette valori. Se l’omofobia nasce dall’ignoranza, la letteratura può farci sperimentare l’utopia di un futuro diverso. Leggere ci aiuta a considerare praticabile ciò che non c’è fino a che non sia stato scritto, rende familiari sentimenti circondati ancora da un alone di peccaminoso e di proibito.

Lei sostiene che questi libri non sono importanti solo per i lettori gay. Cosa possono dire agli altri?
Questi libri contribuiscono a strappare dal mistero del peccaminoso e del proibito altri modi di essere e di amare. Rappresentano mondi possibili e praticabili che relativizzano i comportamenti e per questo sono liberatori per tutti.

Nella Biblioteca ritrovata avanza infine una proposta al mondo della Scuola.
Sarebbe auspicabile che nelle biblioteche scolastiche, accanto a sezioni dedicate al razzismo e all’antisemitismo e in genere a tematiche relative all’inclusione e al rispetto, ce ne fosse una dedicata all’omofobia e alla letteratura di argomento omosessuale. Gli adolescenti gay si sentirebbero forse meno soli.

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Immagini dell'articolo:

Francesco Gnerre
Francesco Gnerre (foto di Pasquale Quaranta)
La biblioteca ritrovata
In copertina una foto del 1937 di Howard Coster che ritrae Christopher Isherwood insieme a Wystan H. Auden e Stephen Spender

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