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Media e questione lgbt: come fare informazione

A Perugia il festival di giornalismo ospita un dibattito su come raccontare ai lettori il mondo omosessuale.

di , l'Unità, 1 maggio 2013, p. 21

La sala del Dottorato a pochi passi dalla bellissima fontana Maggiore è gremita. Pochi minuti dopo le 16 di venerdì 26 aprile si inizia a parlare di media e questione lgbt (lesbiche, gay, bisex, trans). È la prima volta che un panel sull’argomento è ospitato all’interno del prestigioso festival internazionale del giornalismo di Perugia.

L’idea è stata di Stefano Bucaioni di Arcigay, che dopo alcuni anni trascorsi a Londra insieme al compagno giornalista è tornato in Umbria. È stata proposta ai presidenti, Arianna Ciccone e Christopher Potter, venendo subito accolta. L’apertura e la capacità di raccordarsi con i lettori, che diventano anche autori delle notizie, si sono rivelati tra i temi centrali di questa edizione del festival.

«Essere open», disponibili a raccontare comunità e gruppi di interesse, mostrarsi attenti ai new media, non stancarsi di essere umili: questi i must se si vuole rinnovare. La questione lgbt non poteva mancare. Anche perché si pone come tema che ha il potenziale di rompere la gabbia di stereotipi e pregiudizi che troppo spesso tiene ingessa- ta l’informazione di casa nostra.

A ricordare la necessità che storie, dati, testimonianze di lesbiche gay e trans ben raccontate abbiano posto nei nostri media è stato il giovane giornalista Pasquale Quaranta. Moderando l’incontro ha più volte messo l’accento sulla necessità di raccontare in modo autentico il mondo lgbt «nel superiore interesse del lettore». I nostri media, ha sottolineato, hanno bisogno di dare l’informazione che coinvolga tutti.

È l’operazione riuscita in Inghilterra, ha detto Benjamin Cohen, fondatore di Pinknews, invitando i media di settore a non chiudersi in se stessi e a trovare il modo per imporsi diventando fonti delle testate generaliste. «Nei media c’è una radice anti-gay, anche se tra Italia e Inghilterra c’è differenza, visto che qui siete al livello zero dei diritti. Quando in Inghilterra si è iniziato a parlare di nozze gay tutti i pregiudizi contro gli omosessuali sono ritornati a galla su giornali e tv. Pinknews ogni giorno pubblicava un video in cui una persona nota spiegava perché era a favore delle nozze. In questo modo il sito è diventato una fonte per gli altri media». Le conclusioni di Cohen sono nette: «I media lgbt devono collaborare con i giornali tradizionali».

Ma è difficile incrinare il muro di indifferenza ed esclusione. Cristiana Alicata del Pd ha ricordato in che modo nel corso delle primarie del centrosinistra nozze e unioni civili abbiano assunto un ruolo centrale nel dibattito, diventando oggetto di una domanda precisa rivolta ad ogni candidato durante «il confronto» su Sky. Poi il tema è stato inabissato. «Dobbiamo chiederci se oggi i giornali informano o sfamano i lettori», ha concluso.

La riflessione su Liberi tutti, unico esempio di rubrica «longeva» contro i pregiudizi sulla base di orientamento sessuale e identità di genere che vive da 12 anni nelle pagine di una testata generalista (riflessione fatta da chi scrive), si è inserita a pieno titolo. Troppo spesso la nostra rubrica si conferma uno dei pochi esempi distanti dal «coro discriminatorio dei media», perché non insegue le provocazioni di certi politici e non racconta l’omosessualità dei vip, ma narra la vita quotidiana di gay lesbiche e trans, ascoltando voci, pubblicando ricerche, riflettendo su libri, video, film, con l’occhio attento all’Europa. Insomma, occupandosi degli «omosessuali della porta accanto». Ad esempio, chi scriverà della festa organizzata da «Famiglie arcobaleno» nei parchi di nove città il 5 maggio insieme ad Amnesty, Legambiente, Coordinamento genitori democratici? (Per info clicca qui).

Tante le domande sulla transessualità, argomento altamente deformato dai media, e sul modo di «bucare» l’attenzione delle testate mainstream. E ancora, il fatto che «il coro mediatico», che parla dei Pride in chiave morbosa – fa notare Quaranta – non aiuti a contrastare l’omofobia, è evidente entrando nelle scuole. Quando i media non informano bene, nelle case e nelle classi gli omosessuali restano sempre gli estranei temuti. Alcune aperture si registrano in ambito new media, l’Huffington post ad esempio con Gay voices ha trovato la formula per mostrare foto e pubblicare notizie a 360 gradi, non concentrandosi solo sui temi che solleticano «la pancia» del paese.

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Immagini dell'articolo:

Festival del giornalismo di Perugia 2013
Festival del giornalismo di Perugia 2013
La questione lgbt nei media
Festival del giornalismo di Perugia 2013
La questione lgbt nei media
Delia Vaccarello, Benjamin Cohen, Pasquale Quaranta e Cristiana Alicata
Benjamin Cohen e Pasquale Quaranta
Benjamin Cohen e Pasquale Quaranta
Festival del giornalismo di Perugia 2013
Da sx verso dx: Delia Vaccarello, Benjamin Cohen, Pasquale Quaranta e Cristiana Alicata
Festival del giornalismo di Perugia 2013
Festival del giornalismo di Perugia 2013

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