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Mio figlio è gay e va bene così

Manifesti Agedo a Bologna. Saranno affissi fino al 15 luglio e puntano alla sensibilizzazione contro l’omofobia. Nella foto, che campeggia in uno dei manifesti, Pasquale Quaranta e la sua famiglia. Leggete la loro storia, quella di una famiglia del Sud coraggiosa.

di , l'Unità, 3 luglio 2007, p. 25

Si chiamava Frate Elio e si svestì della tonaca per amore di Adelaide con cui voleva dividere la vita. Dalla loro unione nacque Pasquale. Diciannove anni dopo l´amore “imprevisto” – ma se è previsto che amore è? – sfida i genitori per la seconda volta.

Pasquale ha appena festeggiato l´onomastico. Vuole che il nome (Pasquale, cioè felice) lo rappresenti davvero, vuole che di lui si conosca la verità e non una facciata. E dice ai suoi: “Sono innamorato di un ragazzo”. All´età di 19 anni con la sua omosessualità chiede al padre e alla madre di spogliarsi di nuovo. Prima che lui nascesse, Frate Elio si era tolto l´abito che si frapponeva tra sé e l´amore “terreno”. Oggi, dopo una parabola che racconteremo, entrambi i genitori si sono spogliati dei pregiudizi che li dividevano dal proprio figlio e hanno sposato la causa dei diritti delle persone omosessuali. La loro scelta è intima e pubblica al contempo.

L´immagine di Pasquale insieme alla madre e al padre, campeggia nei manifesti anti-omofobia che rimarranno affissi fino al 15 luglio a Bologna grazie all´iniziativa dell´Agedo (Associazione dei genitori e degli amici degli omosessuali). Sotto la foto, la didascalia recita: “Io, Pasquale e Adelaide”. E segue la frase di “Frate Elio” al secolo Mario: “Mio figlio è omosessuale e va bene così”.

Di generazione in generazione, scorre sotterraneo nelle vene della famiglia Quaranta un messaggio di liberazione che vede oggi una collettività unita in un abbraccio nuovo. I Quaranta vivono e lavorano tra Battipaglia e Salerno: “Da noi la mia famiglia è diventata una testimonianza tangibile di amore, la gente viene in negozio a cercare mia madre per confidarsi”, dice Pasquale. L´accoglienza non si schiude subito, sarà l´effetto di una conquista.

Nel maggio del 2002 Pasquale scrive all´Agedo, firmandosi ancora con un nickname, cioè un nome da web: “Ho appena detto a casa di essere gay, è successo il giorno di San Pasquale (17 maggio). Mio padre l’ha presa inizialmente malissimo, poi abbiamo parlato e adesso sembra aver accettato la condizione. Mia mamma invece va a momenti, un’altalena di umori e comportamenti difficilmente prevedibile. I miei non vogliono che si sappia in giro che io sono gay e quindi non credo siano disposti a un dialogo sull’argomento”.

Paola Dall´Orto, alla testa dell´associazione, gli risponde con calore, e creano un contatto. Ma a casa Quaranta le cose non vanno bene: “Mio padre credeva che Dio avesse creato solo l’uomo e la donna per procreare, sosteneva che i gay non esistevano, e che se esistevano non potevano esserci in casa sua. Chiamò un amico di vecchia data, frate anche lui, che sotto sotto voleva “curarmi l’anima” o qualcosa del genere. Io lo incalzai dicendo: “Cosa fa la chiesa cattolica per noi omosessuali credenti?”. Papà non mi rivolse la parola per giorni. Lo vidi per la prima volta piangere, da solo, in cucina, alle 2 di notte”.

Mamma Adelaide inizia a interrogarsi: “Fu mia madre, che in un primo momento voleva condurmi da uno psicologo, a chiedersi, ponendo la questione anche a mio padre, se in realtà non fossero loro a sbagliarsi nel ritenere che gli omosessuali sono malati, peccatori, deviati, fuori legge, ecc. Iniziarono a documentarsi, a farmi domande, vollero conoscere i miei amici gay”.

Lentamente ce la fanno, come succede in molte famiglie, anche se in un primo momento la notizia dell´omosessualità, come disse Paola Dall´Orto a Pasquale, somiglia a una “mazzata”.

Nel 2003 Pasquale fonda l´Arcigay a Salerno, coinvolge i genitori, fa leggere loro gli articoli che scrive. I suoi comprendono sempre di più.

Arriva il Natale. Pasquale dal pulpito di una chiesa nel Foggiano, mentre fuori nevica, parla di omosessualità. “Io e il mio compagno siamo gay e il nostro amore è un dono di Dio, il sesso è un dono di Dio”. E mamma Adelaide: “Fedeli cari, siamo tutti uguali, l´omosessualità non è una perversione, non è una malattia. Pasqualino per noi è un dono di Dio, e non sono forse doni di Dio gli amici suoi che vengono a casa? Sapete qual è la loro preoccupazione principale? I genitori! Alcuni lo sanno, altri li rifiutano”.

Pasquale ha proseguito nel suo cammino, ed è grato anche al Web per le tante occasioni ricevute. Portavoce del Salerno Pride, è stato anche pestato da alcuni ragazzotti perché in strada si teneva per mano con un amico. Finché è scattata l´ora della foto: “Quando l’Agedo mi ha chiesto di pubblicare una foto coi miei genitori per una nuova campagna di sensibilizzazione mi sono sentito orgoglioso. Tutti in famiglia lo siamo stati. Orgogliosi perché hanno scelto noi, una famiglia del sud”. La campagna vabenecosì prevede altri tre manifesti. Il messaggio è chiaro, tutto racchiuso nello slogan. L´intento è di portare serenità, laddove il pregiudizio semina divisioni e mortificazioni.

Il messaggio segnala che una famiglia esiste quando aiuta ad affrontare la realtà, non quando dalla realtà fugge. Ed è qui che Pasquale Quaranta entra in scena come primo attore. Mario e Adelaide non a caso gli hanno dato un nome che evoca la liberazione dalla schiavitù, la risurrezione, la felicità. Spesso nei nomi c´è l´orma di un destino. Per capirlo basta guardare il sorriso di Pasquale, che anche in nome del suo nome, dai manifesti delle strade di Bologna abbraccia il padre e la madre.

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