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Tempi di sororità

I PaCS, la Chiesa cattolica e le sue gerarchie, il femminismo, i gruppi omocredenti e il Vaticano. Intervista di Catti Cifatte a Pasquale Quaranta sul mensile “Tempi di Fraternità”: «Nelle comunità di base non esistono amori diversi, è l’amore che fa la differenza».

di , Tempi di Fraternità, 1 ottobre 2006, n. 8, p. 8-9

Il 14 gennaio di quest’anno, contemporaneamente, si sono svolte a Milano una manifestazione in difesa della legge sull’interruzione di gravidanza e sui diritti delle donne, e a Roma una manifestazione per la costituzione e l’affermazione di una legislazione sui Patti civili di solidarietà. Il personale diventa politico, ci sono state anche valutazioni diverse di queste manifestazioni e del loro valore simbolico: tu cosa ne pensi?

Ero a Roma, in piazza Farnese, insieme alla mia famiglia, alla mia famiglia in spirito: donne e uomini, lesbiche e gay, eterosessuali, transessuali e transgender, cittadini italiani, portatori di differenti culture. E poi bandiere, striscioni, relazioni d’amore… quanti ragazzi! Mi ha emozionato vedere giovani coppie emozionarsi a loro volta quando dal palco si alternavano testimonianze di coppie di fatto. Coppie che chiedono innanzitutto rispetto. E quindi diritti. Parole come “libertà”, “amore”, “vita”, pronunciate da ciascuno di loro, assumevano un significato speciale.

Nei confronti della sessualità femminile le storiche religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo ed islamismo) hanno creato una barriera di pregiudizi e di divieti che di fatto ha condizionato e condiziona tutt’oggi un approccio autentico alla relazione con Dio a partire da sé e dal proprio corpo. Ma vi è anche una forte discriminazione verso le persone omosessuali. Secondo te ci può essere un legame tra i due aspetti dell’atteggiamento sessista delle gerarchie?

Le gerarchie ecclesiastiche? Ho imparato a non far dipendere la mia felicità dai pregiudizi di papi, cardinali, vescovi. Cosa hanno da insegnarci? Hanno qualcosa da insegnarci? In Vaticano non ci conoscono. Conoscono gli omosessuali nascosti, i “criptati” si dice in gergo, quelli che restano in silenzio. La Chiesa non sopporta che le donne facciano l’amore con piacere e che decidano della loro capacità riproduttiva. Ecco il nesso: le donne, i gay, le lesbiche, i trans sono portatori di un ordine laico. Noi ci autodeterminiamo e non deleghiamo che alla nostra volontà le nostre scelte affettive, sessuali, familiari e procreative.

Le gerarchie ecclesiastiche cattoliche hanno anche ribadito con fermezza e, direi quasi con durezza di cuore, il loro no all’ordinazione al sacerdozio a maschi omosessuali. Quale spazio si può aprire in una comunità di fede, anche se non condiviso dalle gerarchie, per le diverse espressioni della sessualità?

Innanzitutto la Chiesa dice no all’ordinazione femminile, quindi che una donna sia etero o lesbica non importa: è donna e quindi non può avere gli stessi diritti di un uomo! Ma ormai ci siamo abituati a questo scandalo. Ci siamo abituati presto anche al “no” alle persone omosessuali. Credo che un terreno fertile per l’elaborazione teologica e per la sperimentazione di nuove pratiche pastorali sia il movimento delle comunità cristiane di base. Qui si celebra l’amore senza guardare in mezzo alle gambe delle persone [sorride], ciascuna è valorizzata indipendentemente dall’orientamento sessuale. Direi con uno slogan che nelle cdb non esistono amori “diversi”, è l’amore che fa la differenza!

Come è ormai prassi costante da molti decenni le donne si confrontano e si mettono in discussione in gruppi caratterizzati al femminile e leggono la loro condizione di genere a partire dalla propria vita: il partire da sé è la modalità di ogni visione politica e strategica. Anche i gruppi di uomini omosessuali hanno fatto e stanno facendo esperienze di crescita e di solidarietà reciproca incontrandosi e confrontandosi a partire dal proprio vissuto personale. Ci puoi raccontare le esperienze che conosci?

È sul finire degli anni Sessanta che gruppi di gay credenti hanno iniziato a riflettere sulla propria fede e sulla propria omosessualità. Resta un vuoto storico da colmare. Nel mio piccolo sto cercando di recuperare materiale, documenti, testimonianze per ricostruire la nascita e lo sviluppo di questo movimento ancora oggi poco visibile. Non partecipo personalmente ad alcun gruppo omocredente ma ho avuto modo di incontrare gli animatori e i portavoce di questi gruppi a Catania, Napoli, Roma, Milano. Ho l’impressione che ci sia un grande fermento alla base e che questo associazionismo ci riserverà delle sorprese se non si lascerà silenziare dalle gerarchie ecclesiastiche; queste ultime spacciano spesso per “prudenza”, “saggezza” e “sobrietà” la volontà di lasciare le cose come stanno. Ogni volta che restiamo zitti, calpestiamo la nostra dignità e arretriamo… nel senso che facciamo proprio un passo indietro invece che in avanti nell’affermazione di noi stessi. Apriamo gli occhi invece… e proseguiamo il nostro cammino, spesso tortuoso ma vero, autentico, a testa alta!

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